sabato 7 dicembre 2019

SERGIO CORAZZINI UN POETA PRECOCE DALLA VITA PRECOCE di Eduardo Terrana




SERGIO CORAZZINI
UN POETA PRECOCE DALLA VITA PRECOCE

di Eduardo Terrana

Sergio Corazzini nasce a Roma nel 1887. Vive una infanzia triste e povera a causa del fallimento del padre.
Giovanissimo è costretto dalla grave situazione economica familiare ad abbandonare gli studi ed a trovare lavoro presso una compagnia di assicurazione.
Il fatto segna la fine dei sogni coltivati nell'infanzia e intacca fortemente le sue aspirazioni.
Si ammala di tisi e la malattia lo porta alla morte a soli 20 anni. Muore, infatti, nel 1907.
Sergio Corazzini scrive precocemente di poesia. La sua prima raccolta ,“ Dolcezze”, è del 1904; seguono, nel 1905, “L'Amaro Calice” e “Le Aureole; del 1906 sono: “Piccolo Libro Inutile” , “Elegia” e “Libro per la sera della domenica.”
Si coglie nella poesia di Sergio Corazzini la desolazione del poeta sentimentale che con accenti vittimistici parla della propria tristezza, del proprio dolore e indulge alle lacrime ed al pianto.
Egli afferma di “ non essere un poeta, ma un piccolo fanciullo che piange, perché per esser detti poeti, conviene viver ben altra vita” , ce lo dice nella sua poesia più celebre “Desolazione del povero poeta sentimentale”, che è una vera e propria dichiarazione di poetica.
Qui il Corazzini, si negai una propria identità di poeta in un’immagine che poggia su un compiaciuto desiderio di annullamento e di autocommiserazione e ricerca nel silenzio, in una dimensione intimistica del proprio percorso esistenziale, contrassegnato da una forte spiritualità, il mezzo per comunicare e trovare Dio, nell’attesa che la morte lo liberi dai suoi patimenti. Si coglie nella lirica, per la prima volta, come osserva il Sanguineti, “il nodo della moderna poetica crepuscolare, che è il rifiuto stesso della poesia, proclamato, in modi patetici e dolenti.”
Ciò nonostante Corazzini vive la poesia come un grande amore, intensamente, e si rivela poeta originale , dalla ispirazione schietta e sofferta, tanto da rappresentare, per la critica, anche se il riconoscimento arriverà postumo, una voce di modernità, viva e fresca, che contribuirà allo svecchiamento della poesia italiana tanto sul piano della tematica intimistico - esistenziale quanto sul piano del rinnovamento del linguaggio poetico.
Sergio Corazzini è considerato il caposcuola del crepuscolarismo e la sua poesia, che si connota per la modernità stilistica, sia per la frantumazione cui sottopone il verso sia per le nuove soluzioni formali, come osserva il Guglielmino, si distingue per il tono di una dolente malinconia intesa come incapacità di aderire alla vita, ma che rivela i turbamenti dell’adolescenza nelle sue acerbità e nei suoi languori.
Il dimesso, il provinciale, ma anche oggetti, luoghi, paesaggi comuni, sono i temi crepuscolari che Corazzini contrappone polemicamente al lusso dannunziano e al mondo campagnolo del Pascoli.
Ma non manca il simbolismo, come si nota nella lirica “Toblack” in cui un luogo di cura per malati di tisi viene trasfigurato dal poeta in un luogo astratto, anticamera luminosa della morte, la cui attesa è considerata dal poeta un rifiuto della vita nella contemplazione delle “povere piccole cose “ di cui è fatta la trama della realtà “immagine terribilmente perfetta del Nulla”.
Nella poesia del Corazzini la natura rivive quasi sempre in termini di desolazione e di sgomento.
Ne è un esempio “Sonetto d’Autunno“ tutto giocato sul contrasto delle foglie ingiallite che in autunno si staccano dai rami degli alberi, come dall’animo del poeta cadono sogni e incanti giovanili.
Le foglie rinasceranno in primavera, ma le speranze del poeta non rinasceranno più, perché il suo cuore è morto per sempre ad ogni terrena illusione.

Eduardo Terrana
 
Saggjsta e Conferenziere Internazionale su Diritti Umani e Pace
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